Pagine statiche e menù

Il buon cibo, buono in entrambi i sensi, per il gusto e per la salute, è da sempre uno dei miei pallini. Ricordo di essere stata una delle prime clienti del primissimo negozio di alimentazione naturale della mia cittá. La mia biblioteca è piena di libri di cucina naturale, dal Cucchiaio Verde, ai libri di macrobiotica, ai testi di Franco Berrino e Giovanni Allegro. Alimenti come le alghe, lo shoyu, il tofu, il seitan, l’umeboshi, i semi di lino sono di casa nei miei scaffali, e quando mi capita per le mani una ricetta invitante penso immediatamente a come renderla più salutare. Negli anni ho diminuito talmente tanto la quantitá di zucchero nei miei dolci che quando mi ritrovo in una normale pasticceria mi sembra sempre tutto terribilmente stucchevole.
Ecco perché ho pensato di creare una pagina del blog dedicata al Learning by Cooking, imparare l’inglese (e la buona alimentazione) cucinando.
Le pagine statiche hanno qualche difettuccio, però, dato che non hanno tag e categorie (quindi mi chiedo, i motori di ricerca le trovano? Vedrò di approfondire la questione…). Comunque, sono andata sul mio dashboard e ho cliccato su new page. Ho creato la pagina principale, poi ho cliccato di nuovo sullo stesso comando e ho creato una pagina con la prima ricetta Fruit Slice, una deliziosa barretta al cocco e ai cereali da fare in casa e poi portare a scuola o al lavoro per evitare di mangiare i terribili croissants precotti che si trovano ormai nella maggior parte dei bar. Questa pagina ha un parent, Learning by Cooking, che seleziono nella tendina a destra. Salvo tutto e poi vado sul blog, ma le due nuove pagine non le vedo da nessuna parte! Allora mi ricordo che la volta scorsa avevo aggeggiato ai menù, per creare delle pagine statiche visibili sulla barra superiore del blog. Vado lì, scelgo la pagina Learning by Cooking e clicco su “aggiungi a un menù” (add to menu se avete WordPress in inglese). Faccio la stessa cosa con la pagina Fruit Slice premurandomi di spostarla sotto la sua pagina parent ma leggermente a destra (come sottopagina). Ed ecco che tutto funziona! Lo scrivo qui per ricordarmelo la prossima volta che ne avrò bisogno, e anche perché potrebbe interessare a qualcuno.

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Sottotitoliamo assieme? – #ltis13

Ribloggo questa utilissima panoramica di Claude sulle possibilità di creare sottotitoli per i video utilizzando strumenti disponibili on line.

Bloglillon

Veramente, con le allusioni all’uso che avevo fatto dell’applicazione web di sottotitolazione Amara per trascrivere i post audio di Andreas, un po’ intendevo vedere se ci sarebbe interesse per un’attività di sottotitolazione collaborativa.

Da una parte, sottotitolare video collaborativamente è facile e li rende molto più fruibili, non solo dai sordi – questo è ovvio – ma da tutti, e potrebbe anche essere integrato in attività di apprendimento. Ma dall’altra, #ltis13 è un laboratorio molto impegnativo, in un momento dell’anno scolastico dove i docenti hanno già tantissimi impegni.

Però alcuni di voi si sono già lanciati da soli – vedi Tutorial Prezi con sottotitoli di Anna Cilia – ed altri sembrano interessati: Luisella ha proposto di sottotitolare un tutorial video in inglese su Diigo.  E c’è il precedente “#linf12” quando Roberta, Laura e Flavia, che non avevano mai  sottotitolato prima, hanno sottotitolato i tre video in Una piccola introduzione alla…

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Gruppi di lavoro o affinità elettive?

Ribloggo il post di Lucia, perché presenta una piano di battaglia veramente fenomenale per iniziare a taggare i nostri post, i nostri commenti e i siti che ci interessano nel nostro gruppo #ltis13 di Diigo.

amentia verna

Gli ultimi interventi del prof mi hanno chiarito le idee e mi hanno riconciliata con l’affastellarsi di tag e segnalazioni su Diigo.

Anche con Bloglines era andata così: frastornata dall’accumularsi di blog e articoli mi ero inizialmente sentita un po’ persa. Nel tentativo di riprendere un certo controllo (impossibile, ma tant’è… L’idea mi dava sicurezza) avevo a cominciato a compulsare le decine e decine di blog con ordine, uno dopo l’altro così come si presentavano in modalità “widget” (ogni autore nella sua ordinata casellina…). Una volta rassicurata l’immigrata digitale in me, mi sono sciolta un pochino e ho cominciato a dare un’occhiata ai post man mano che uscivano. E’ un procedimento meno “ingessato”, così presto la curiosità ha preso il sopravvento e ho lasciato perdere ordine e categorie, avvicinandomi al comportamento dei nativi digitali.

Con i tag che si sono accumulati in PiratePad è stata un po’ la stessa cosa:…

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Accessibilità

Quando ho dato l’ok ad un mio alunno di quinta turistico perché si occupasse lui di creare un sito in cui raccogliere i materiali prodotti nel corso di un progetto Comenius sul turismo, non ho minimamente pensato ad problema dell’accessibilità. E invece avrei dovuto, perché lo studente in questione, dopo aver creato un sito su Altervista, ha scelto di caricare i lavori su Issuu (che io nemmeno conoscevo) e grazie a Claude ho scoperto che Issuu ha enormi problemi di accessibilità, perché trasforma i file in filmati che non possono essere né scaricati, né sottotitolati, né copiati in qualche altro modo per poterli far leggere da un sintetizzatore vocale. Di positivo c’è il fatto che ora sono sensibile a una problematica di cui prima non mi preoccupavo affatto, di negativo c’è che ormai la frittata è servita. Ho pensato di ovviare al problema mettendo un link al database europeo EST, dal quale i lavori in questione saranno scaricabili. E voi del villaggio, avete suggerimenti?

yes website

Prova inserimento video da Vimeo

Video

Primo Maggio a Villa Toscanelli

In realtà volevo provare uno degli shortcode spiegati , però mi sono resa conto che non ce n’è bisogno, basta incollare l’url del video per poterlo incorporare in un post. Solo se si vuole giocare con le dimensioni del video, è necessario utilizzare uno shortcode, ad esempio così:

In questo caso ho dato come misure 500×280 come nell’esempio presente sulla pagina di help di WordPress che vi ho linkato sopra.

Perché ho scelto questo video? Prima di tutto perché penso da sempre che la scuola e la collettività dovrebbero valorizzare quegli apprendimenti e quelle materie che troppo spesso vengono considerate di serie B (arte, musica ecc.) che invece sono importantissime per lo sviluppo della nostra persona. E poi perché l’immagine dell’orchestra mi fa pensare a un testo di Pennac che mi è sempre sembrato bellissimo:
Ogni studente suona il suo strumento, non c’è niente da fare. La cosa difficile è conoscere bene i nostri musicisti e trovare l’armonia. Una buona classe non è un reggimento che marcia al passo, è un’orchestra che suona la stessa sinfonia. E se hai ereditato il piccolo triangolo che sa fare solo tin tin, o lo scacciapensieri che fa soltanto bloing bloing, la cosa importante è che lo facciano al momento giusto, il meglio possibile, che diventino un ottimo triangolo, un impeccabile scacciapensieri, e che siano fieri della qualità che il loro contributo conferisce all’insieme. Siccome il piacere dell’armonia li fa progredire tutti, alla fine anche il piccolo triangolo conoscerà la musica, forse non in maniera brillante come il primo violino, ma conoscerà la stessa musica.
Il problema è che vogliono farci credere che nel mondo contino solo i primi violini.

Diario di Scuola, Daniel Pennac, Feltrinelli

Oppure, in lingua originale:
Une bonne classe, c’est un orchestre qui travaille la même symphonie. Et si vous avez hérité du petit triangle qui ne sait faire que ding ding ou de la guimbarde qui ne fait que bloïng bloïng, le tout est qu’ils le fassent au bon moment, le mieux possible, qu’ils deviennent un excellent triangle, une irréprochable guimbarde et qu’ils soient fier de la qualité que leur contribution confère à l’ensemble.
Chagrin d’école, Daniel Pennac, Gallimard

Nota a latere: sarebbe stato impossibile fare un videopost sul momento, anche se mi sarebbe molto piaciuto, perché persino da casa, per caricare questo breve video dal mio cellulare a Vimeo (con l’apposita app), ci ho messo un bel po’ di tempo!

Più di tutto, insegnare a non avere paura

Spesso torna la domanda nel villaggio, a cosa serve imparare questo? a cosa serve imparare quest’altro? Penso che serva soprattutto a imparare a non avere paura. A cosa mi è servito imparare quei due tre codici di html che oramai so usare abbastanza bene (il grassetto, il corsivo, l’inserimento di un link, ecc.)? Soprattutto a non avere paura dell’html, che prima di questo corso mi era totalmente sconosciuto. Me ne sono accorta stasera quando volevo inserire un piccolo sondaggio (poll) nel blog di classe del mio progetto Comenius “IT competence in promoting our regions”. Blogger mi dava l’opportunità di mettere il widget del poll nella colonna di destra, ma a me non piaceva perché si leggeva male a causa dello sfondo scuro. Ma non trovavo il modo di inserirlo direttamente in un post. Allora ho digitato le seguenti parole nel motore di ricerca: EMBEDDING A POLL INTO A BLOGGER POST; e sono arrivata a questa pagina; che mi ha spiegato come fare! Non sapevo che per vedere la sorgente di una pagina web ci fosse un comando nel browser che utilizzo, Chrome. E soprattutto è stato molto divertente trovare i codici del mio widget, copiarli e incollarli dentro un post (anzi, dentro due post, dato che le domande erano due). Ecco il risultato!
Grazie al mitico prof e ai suoi collaboratori smanettoni, non ci sarei mai arrivata senza di voi!
Ovviamente, insegnare ai propri studenti a non avere paura è una cosa fondamentale soprattutto se siete (come me) insegnanti di lingua straniera. Per non creare studenti, che, come accadeva spesso in passato, sapevano benissimo la grammatica ma non spiccicavano parola, bisogna soprattutto insegnare loro a buttarsi, non avere paura di sbagliare (e questo vale in molti altri settori, non esclusivamente nell’ambito delle lingue straniere).

Googlecrazia

Grazie alle tante cose apprese nel cMOOC della IUL, sto provando ad utilizzare il blog nella didattica in modo più attivo. Nel 2008 ho imparato ad usare Blogger grazie da un collega tedesco con cui avevo (e ho tuttora) un progetto Comenius, e da allora avevo sempre usato il blog come diario pubblico di progetto, caricando foto e testi talvolta (anzi quasi sempre) scritti dagli studenti ma gestendo in prima persona la parte amministrativa.
Un paio di settimane fa, invece, ho creato un blog per una classe terza ad indirizzo turistico coinvolta in un progetto Comenius con una scuola polacca, e ho invitato i miei studenti a diventare loro stessi autori. Solo che non mi ero resa conto del fatto che ormai Blogger appartiene a Google e che per diventare autori bisogna avere un indirizzo Gmail. Alcuni lo avevano già, ma altri hanno dovuto crearlo. Tornassi indietro creerei il blog su WordPress, ma ormai è tardi. Avevo preferito Blogger perché penso che per una prima esperienza sia più facile da usare, ma invece, considerando che loro sono nativi digitali, probabilmente non si sarebbero spaventati affatto. Se avete voglia di fare un giro in Toscana, ecco qualche dritta sui ristoranti preferiti dai miei alunni. Attenzione! Non ho ancora corretto quasi niente!

Luisella da iPhone

Il nostro cervello e le intelligenze multiple

cervello_destro Mi piace molto questa immagine postata da Antonella. Come ho scritto nel mio commento al suo post, mi dà l’idea che forse è proprio proponendo ai nostri studenti attività che stimolino entrambi gli emisferi del cervello, che riusciremo a ottenere i migliori risultati in termini di motivazione, apprendimento, soddisfazione personale. E si ritorna forse al discorso che mi è tanto caro sulle intelligenze multiple. Proponendo tanti tipi di attività, in cui lo studente diventa attivo e protagonista, si riescono forse ad attivare le varie aree del cervello e anche a tirare fuori il meglio da tutti gli studenti. Chi non è tanto portato per la logica, che di solito nella nostra scuola la fa da padrone, sopperirà con l’intelligenza cinestetica, linguistica, musicale o interpersonale, ad esempio. Ho spesso notato che studenti molto bravi a fare una determinata attività non riescono poi a fare cose che mi sembrano estremamente semplici, e una ragione ci sarà!

Nota: inizialmente non sapevo se l’immagine in questione era protetta da copyright. Poi però ho notato che c’era l’url di un sito in basso, e sono andata a controllare. Si tratta del sito Cartoon A Day, i cui contenuti sono coperti da una licenza Creative Commons di tipo Attribution Noncommercial. Quindi per condividere una loro immagine basta farlo senza fini commerciali e citando la fonte. In pratica quello che devo riportare è questa informazione: Content originally appeared on CartoonADay.com (http://www.CartoonADay.com), and made available through a Creative Commons Attribution Noncommercial license (http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/).

Rijksmuseum, e un pensiero a latere sulla condivisione dell’arte

Se capitate ad Amsterdam, non vi perdete una visita al recentemente rinnovato Rijksmuseum: fantastico! Ecco due foto del nuovo ingresso principale, precedute da alcuni capolavori di Rembrandt e di Frans Hals. Peccato non essere riuscita a fare una bella foto della Lattaia di Vermeer, che potete comunque vedere qui.
Tempo fa, ho portato un gruppo di studenti al Museo Fattori di Livorno. Non si poteva fotografare assolutamente nulla, e per di più non c’era un negozio che vendeva cartoline o altri materiali sugli artisti esposti o sulla bellissima villa in cui il museo è situato. Situazione molto diversa al Rijksmuseum, dove si possono fare foto e il museum shop è stracolmo di libri, gadget, oggetti di vario genere e riproduzioni delle opere d’arte. E i visitatori comprano ugualmente, anche se hanno potuto fotografare le opere. Mi pare di ricordare che nemmeno agli Uffizi si possano fare foto, però per lo meno si possono acquistare cartoline e riproduzioni varie.

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