Evoluzione dei media ai tempi di Twitter

Interessante analisi di come è cambiato il modo di comunicare e di fruire l’informazione negli ultimissimi anni, che ho trovato qui. Come possono gli insegnanti pensare di poter continuare a fare il loro mestiere senza tenere conto delle nuove tecnologie?

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11 thoughts on “Evoluzione dei media ai tempi di Twitter

  1. Pingback: Scoprendo e riscoprendo… [4] (fabbricare mondi) « Laboratorio Online Permanente di Tecnologie Internet per la Scuola – #loptis

  2. Interessante variazione sul topos “l’innovazione x crea un’information overload che sta uccidendo il pensiero serio”. Più o meno a retromarcia, innovazione x = Google – Wikipedia – Il Web – la TV – la radio portatile – il cinema – la stampa – la scrittura.
    E qualche cavernicolo avrà pensato: “Cacchio, con questo nuovo linguaggio condiviso con altri, va a farsi friggere il mio pensiero unico”.

    Sul serio adesso: l’affermazione di R. Polillo nella diapositiva 23: “L’informazione è non strutturata e non selezionata, quindi di incerta attendibilità (i filtri non escludono, promuovono ciò che ritengono ci interessi)” è molto dubbia (per rimanere cortese). I filtri li gestiamo noi, non sono una cosa esterna da accettare passivamente, sono strumenti di cui facciamo quel che vogliamo.

    Idem per “Abbiamo ottenuto una totale libertà di esprimerci e di raccontarci pubblicamente, in cambio di una perdita complessiva di controllo sull’attendibilità dell’infosfera. Gli storici del futuro non avranno vita facile…“. Gli storici del futuro avranno la vita MOLTO più facile di quelli di, mettiamo, 20 anni fa, perché la stessa tecnologia XML e varianti che sottende la produzione attuale di tanti dati tramite blog, twitter e altre reti sociali consente anche di organizzarli e di farvi ricerche molto più efficacemente. La ricerca sull’acquisizione del linguaggio, poi trasposta all’analisi della ricezione dell’informazione nelle reti sociale descritta da Deb Roy in http://www.ted.com/talks/deb_roy_the_birth_of_a_word.html sarebbe stata del tutto impossibile prima. Eppure la gente ci aveva provato: vedi l’esperimento di Psammetico riferito da Erodoto (Storie, libro II):

    “Prima del regno di Psammetico gli Egiziani si credevano gli uomini più antichi. Da quando però Psammetico, divenuto re, volle sapere chi fossero gli uomini più antichi, cedono questo primato ai Frigi, ma lo pretendono poi su tutti gli altri.
    Nonostante le sue ricerche Psammetico non riusciva a scoprire quale fosse il popolo più antico, e adotto questo mezzo. Prese dai primi venuti due neonati, e li consegnò a un pastore perchè li portasse presso le greggi e li allevasse come segue. Gl’ingiunse che nessuno emettesse lor davanti alcuna voce, e che se ne stessero appartati in dimora solitaria, che portasse loro delle capre, a ore stabilite, li saziasse di latte, e accudisse al resto.
    Così Psammetico fece, ed ingiunse, per sentire come prorompesse la prima voce dei bambini, quando si fossero liberati dai balbettii indistinti. Ed il suo desiderio fu soddisfatto. Quando dopo due anni di questa condotta, il pastore aprì la porta ed entrò, ambedue i bambini accorsero supplici, e pronunziarono tendendo le mani la parola becos.
    Le prime volte che sentì questa parola il pastore rimase muto; ma poichè, venendo egli spesso a curarli,, essa veniva frequentemente pronunziata, lo riferì alla fine al padrone, e ricevutone l’ordine, condusse i bambini alla sua presenza. Psammetico sentì personalmente, s’informò se qualche popolo chiamasse qualche oggetto becos e alla sua inchiesta risultò che i Frigi chiamavano con tal voce il pane.
    Così che gli Egiziani si trassero indietro e da questo fatto dedussero che i Frigi fossero più antichi di loro. Sono notizie che ho raccolto da un sacerdote di Efesto a Menfi. Gli Elleni invece fra molte altre sciocchezze raccontano che Psammetico abbia tagliato a delle donne la lingua, e abbia quindi fatto vivere i bambini presso di loro. ”

    Il metodo di Deb Roy, reso possibile dalle innovazioni tecnologiche attuali, è meno traumatico per i soggetti osservati, e porta a conclusioni più attendibili, no? E il testo di Erodoto su Psammetico lo ricordavo dal liceo, ma senza “l’information overload” attuale, non avrei potuto trovarlo e citarlo.

    • Verissimo, Claude! E come diceva qualcuno tempo fa (tu? Andreas?), Wikipedia contiene meno errori dell’Enciclopedia Britannica (o di qualunque altra, immagino), perché è scritta e “verificata” da così tante mani (e occhi), che un eventuale errore non ha lunga vita. Quindi viva il web, che ha permesso a un mio zio ultrasessantenne (che non aveva mai usato un computer in vita sua prima di ritrovarsi in mano un tablet), di ritrovare pezzi di ricambio, colori e logo originali di una Vespa d’epoca che voleva restaurare, in tempi e con una facilità semplicemente impensabili quando il web non esisteva! Anche questa è storia, per noi pontederesi, ed è molto più facile ricostruirla oggi.
      Mi sono divertita a seguire Castrocaro su Twitter, perché conoscevo una delle concorrenti (figlia di una mia amica) e sto iniziando ad assaporarne la velocità, la concisione, l’immediatezza (come “distruggere” un concorrente o un presentatore o un membro della giuria in 120 caratteri … o giù di lì, fantastico!).

  3. Ho guardato la slide, che si riferisce a dati americani, ma non credo che da noi siano molto diversi. Magari 10 anni fa loro andavano di più su internet mentre l’Italia era il paese del mondo con più telefonini pro capite…
    Comunque… sono d’accordo sul “tenere conto” a condizione di cosa significa. Tra conoscere e accodarsi mi sembra che ci sia una belle differenza. Leggendo i dati esposti nella slide non ho potuto fare a meno di considerarli’ in gran parte, il segnale di forti condizionamenti consumistici. So già in partenza che le più entusiaste delle nuove tecnologie mi stanno già dando del rigido: è comune che nelle accuse generiche “cencio dica male di straccio”. In ogni caso, 3,8 ore al giorno di media sui social network, per me, sono patologiche. Lo sarebbero anche sui libri (intendo di media, tutti i giorni, non occasionalmente). Magari 3 ore e mezzo tra libri e internet (non solo social-media) va già bene.
    Io tutto questo tempo non l’ho mai speso neanche da ragazzo per studiare. Forse giusto qualche giorno per stendere la tesi (dopo aver letto la maggior parte del libro più grosso e importante in una tenda il Sardegna), valutata comunque col massimo del punteggio. 🙂

    • Concordo, i social media creano dipendenza, soprattutto tra gli adolescenti ma non solo … anche i libri possono fare lo stesso effetto (ricordo mia nonna preoccupata che non mi “sciupassi” gli occhi a leggere 😉 ). Anch’io ho preparato diversi esami universitari al mare, senza farmi mancare sole e spiaggia 🙂

      • Non credo siano i social media a creare questa dipendenza: è l’istinto sociale. Molti – o forse piuttosto molte – adolescenti della mia generazione, cioè nati negli anni 1950, dedicavano probabilmente almeno 3,8 ore / giorno a telefonate kilometriche e a creare messaggi e disegni sui “diari” (con linguetta di pelle e serratura che si poteva aprire con una spilla da balia) di coetanei.

        All’inizio di questo millennio gli adolescenti sono passati alle chat scritte e ai commenti sui blog dei compagni, poi sui loro account twitter e facebook, ma non è che sia tanto aumentato il tempo dedicato a queste attività. E usano anche questi mezzi per studiare assieme.

      • Vero! Però a me, vedere questi adolescenti che spippolano dalla mattina alla sera fa un effetto diverso, forse perché non tutti usano i social media per comunicare, forse perché ci sono anche tanti giochini (da Ruzzle a Candy Crush, alla fattoria, alla città), forse perché spesso usano Facebook in modo “stereotipato” per ricondividere frasi o immagini riprese da altri, forse perché io sono semplicemente di un’altra generazione. Detto questo, io stessa sono quasi sempre connessa e mi piace esserlo, quindi credo che si tratti di una rivoluzione irreversibile e che ha molti più aspetti positivi che non negativi (quanto è diventato più facile imparare una lingua, ovviare a una disabilità, studiare, rimanere in contatto con amici che vivono dall’altro capo del mondo, creare nuovi contatti basati su interessi comuni e affinità, rimanere aggiornati su un tema o una passione!).

      • @ Luisella, commento del 2 agosto: poi c’è anche forse un’esagerazione nel comunicare per immagini consentito dai telefonini attuali. Tipo usare MMS per rispondere a “Dove sei?” con una foto della targa della strada, o a “Cosa fai?” con una del piatto che si sta mangiando. Può essere divertente un paio di volte, e anche un efficace modo per tener buoni genitori iperansiosi, ma insomma, come diceva Aristotele, l’uomo è un animale linguistico 😀

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