Avventure di studenti che esplorano

Ed ecco anche la presentazione in inglese del nostro fantastico cMOOC, direttamente dal blog del prof., ma opera di Fabrizio, Lucia, Claude.

Blog di Andreas Formiconi

Fabrizio esplora il cyberspazio e incontra qualcosa di interessante, lo riblogga e Lucia se ne accorge. Esplora quindi anche lei. I due si intrufolano in una discussione e finisce che vengono invitati da Vance Stevens – un consulente di tecnologie per la formazione e insegnante di inglese – a fare una presentazione online alla sua comunità del nostro MOOC. Lucia propone a chiunque lo desideri di partecipare e contribuire. Hanno scritto un documento in Drive da usare nella presentazione online che faranno domenica 23 alle 16:00, ora italiana.

Chi vuole contribuire può scrivere le proprie proposte in un commento qui oppure richiedere  il permesso per editare (edit) direttamente il suddetto documento. Attualmente possono accedere al documento Lucia, Fabrizio, Claude, Davide, Laura e il sottoscritto. Chi vuole contribuire alla redazione può scrivere ad una di queste persone. Attenzione comunque a non affastellarci troppa roba, mi pare già bello nutrito.

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Fabrizio Bartoli, Lucia Bartolotti organize a discussion of the cMOOC ltis13

Non posso non riportare qui il post relativo al webinar sul nostro cMOOC tenutosi domenica scorsa nella “sala conferenze” di Vance Stevens. Grazie Vance, per l’ospitalità!

Learning2gether

Learning2gether Episode 166

Fabrizio Bartoli, Lucia Bartolotti, Claude Almansi, Luisella Mori and others discuss their recent cMOOC ltis13

download mp3
http://learning2getherdotnet.files.wordpress.com/2013/06/2013june23ltis13-10-001-64k.mp3

Recording in Bb Collaborate / Elluminate http://learningtimesevents.org/webheads/

What?

Fabrizio Bartoli, Lucia Bartolotti, Claude Almansi, Luisella Mori, and 480 others recently participated in a MOOC, more specifically a “cMOOC” (as described here )

Lucia writes: “Our ten-week cMOOC has just closed, with the collective decision to go on as a community, with new group initiatives springing out of it.

The creator of the cMOOC is professor Andreas Formiconi, from University of Florence and IUL-Italian University Line, which is a partnership of four Universities offering online courses to teachers.

A few interesting figures about the success of the cMOOC can be read here; those of you who can…

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Compiti sì – Compiti no, ovvero, ma le maestre se ne accorgono, che a colorare sono i genitori?

Giornata tranquilla sotto l’ombrellone ieri (finalmente…) e le chiacchiere da spiaggia vertono spesso e volentieri sulla scuola, e soprattutto sulla scuola primaria, per i genitori di quei bambini che magari hanno fatto la prima, oppure per quelli che magari proprio lo scorso settembre hanno intrapreso una nuova avventura scolastica, per un motivo o per un altro.

Tra una chiacchiera e l’altra, viene fuori il discorso sui compiti per casa. In Italia la lezione è sacra (cosa che in altri paesi europei è stata da tempo messa in discussione) e, soprattutto per i bambini che non frequentano il tempo pieno, è il primo vero scoglio. Ed è lì che viene fuori:

  1. che quasi tutti i genitori, la sera dopo cena si ritrovano a colorare le schede che i bambini (volenti o nolenti) hanno completato, ma che i genitori non hanno cuore di fargli anche colorare dopo aver passato un paio d’ore con loro a fargli fare quelle benedette schede 
  2. che in tutte le classi, invariabilmente, ci sono bambini che la lezione non la fanno MAI

Ed è lì che viene il dubbio: dare la lezione per casa è un atto democratico?

Sì perché, questi bambini che la lezione non la fanno mai, o sono particolarmente intelligenti, e allora non ci sono grossi problemi, oppure, magari, vengono da situazioni di svantaggio sociale o linguistico (famiglie in cui i genitori non possono seguirli e nemmeno possono permettersi di pagare qualcuno per farlo, famiglie in cui il livello linguistico dei genitori non è tale da permettere loro di aiutare i figli nei compiti, o più semplicemente famiglie che provengono da una cultura in cui fare i compiti non è contemplato o non è considerato una cosa importante) e già dalla classe prima della scuola primaria inizia a scavarsi un fossato che li espelle, di fatto, dal sistema formativo, o se vogliamo essere più ottimisti, li marginalizza.

Di questi problemi in Francia se ne parla in Parlamento, in Italia solo in poche situazioni si cercano soluzioni per cambiare le modalità di insegnamento / apprendimento, in modo da fare sì che la scuola sia il luogo dove i fossati si colmano, e non si scavano.

E questo, come ci ha fatto notare anche Lucia in un suo recente post, è il vero problema di cui ragionare quando si propone di passare alla Flipped Classroom.

E alla fine, a me rimane sempre il dubbio: ma le maestre lo sanno che a colorare sono i genitori?

Amara… dolcissima scoperta

Visto che in questo periodo non ho neanche il tempo per respirare, approfitto del post di Monica per ricordarvi/mi quanto sia interessante tutto questo settore della sottotitolazione per me ancora quasi del tutto inesplorato.

cloud bianco

…anche se il nome qualche promessa la mantiene 😉

Insomma, mi sono lanciata anch’io nella sottotitolazione/traduzione collaborativa proposta dall’inesauribile e vulcanica Claude in questo post sul suo Bloglillon.
Ho creato un account su Amara (facendo attenzione a rifiutare il collegamento col mio account YouTube, come suggerito da Claude!).
Che meraviglia! Semplice e intuitivo da utilizzare, mi è bastato puntellare il mio inglese sgarrupato con Google Translator e ho tradotto qualche riga dei sottotitoli originali di questo video (continuando il lavoro già iniziato da Claude):


Poi ho salvato, poi sono tornata per continuare la traduzione e l’interfaccia mi sembrava cambiata. La prima volta mi compariva la riga di sottotitoli in inglese e  sotto di essa il campo per immettere la traduzione; il tutto si sincronizzava automaticamente con la sequenza video. Bellissimo!
Poi invece erano scomparsi i sottotitoli in inglese… beh, fin qui poco male. Ho aperto il video anche su YouTube…

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Pagine statiche e menù

Il buon cibo, buono in entrambi i sensi, per il gusto e per la salute, è da sempre uno dei miei pallini. Ricordo di essere stata una delle prime clienti del primissimo negozio di alimentazione naturale della mia cittá. La mia biblioteca è piena di libri di cucina naturale, dal Cucchiaio Verde, ai libri di macrobiotica, ai testi di Franco Berrino e Giovanni Allegro. Alimenti come le alghe, lo shoyu, il tofu, il seitan, l’umeboshi, i semi di lino sono di casa nei miei scaffali, e quando mi capita per le mani una ricetta invitante penso immediatamente a come renderla più salutare. Negli anni ho diminuito talmente tanto la quantitá di zucchero nei miei dolci che quando mi ritrovo in una normale pasticceria mi sembra sempre tutto terribilmente stucchevole.
Ecco perché ho pensato di creare una pagina del blog dedicata al Learning by Cooking, imparare l’inglese (e la buona alimentazione) cucinando.
Le pagine statiche hanno qualche difettuccio, però, dato che non hanno tag e categorie (quindi mi chiedo, i motori di ricerca le trovano? Vedrò di approfondire la questione…). Comunque, sono andata sul mio dashboard e ho cliccato su new page. Ho creato la pagina principale, poi ho cliccato di nuovo sullo stesso comando e ho creato una pagina con la prima ricetta Fruit Slice, una deliziosa barretta al cocco e ai cereali da fare in casa e poi portare a scuola o al lavoro per evitare di mangiare i terribili croissants precotti che si trovano ormai nella maggior parte dei bar. Questa pagina ha un parent, Learning by Cooking, che seleziono nella tendina a destra. Salvo tutto e poi vado sul blog, ma le due nuove pagine non le vedo da nessuna parte! Allora mi ricordo che la volta scorsa avevo aggeggiato ai menù, per creare delle pagine statiche visibili sulla barra superiore del blog. Vado lì, scelgo la pagina Learning by Cooking e clicco su “aggiungi a un menù” (add to menu se avete WordPress in inglese). Faccio la stessa cosa con la pagina Fruit Slice premurandomi di spostarla sotto la sua pagina parent ma leggermente a destra (come sottopagina). Ed ecco che tutto funziona! Lo scrivo qui per ricordarmelo la prossima volta che ne avrò bisogno, e anche perché potrebbe interessare a qualcuno.

Sottotitoliamo assieme? – #ltis13

Ribloggo questa utilissima panoramica di Claude sulle possibilità di creare sottotitoli per i video utilizzando strumenti disponibili on line.

Bloglillon

Veramente, con le allusioni all’uso che avevo fatto dell’applicazione web di sottotitolazione Amara per trascrivere i post audio di Andreas, un po’ intendevo vedere se ci sarebbe interesse per un’attività di sottotitolazione collaborativa.

Da una parte, sottotitolare video collaborativamente è facile e li rende molto più fruibili, non solo dai sordi – questo è ovvio – ma da tutti, e potrebbe anche essere integrato in attività di apprendimento. Ma dall’altra, #ltis13 è un laboratorio molto impegnativo, in un momento dell’anno scolastico dove i docenti hanno già tantissimi impegni.

Però alcuni di voi si sono già lanciati da soli – vedi Tutorial Prezi con sottotitoli di Anna Cilia – ed altri sembrano interessati: Luisella ha proposto di sottotitolare un tutorial video in inglese su Diigo.  E c’è il precedente “#linf12” quando Roberta, Laura e Flavia, che non avevano mai  sottotitolato prima, hanno sottotitolato i tre video in Una piccola introduzione alla…

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Gruppi di lavoro o affinità elettive?

Ribloggo il post di Lucia, perché presenta una piano di battaglia veramente fenomenale per iniziare a taggare i nostri post, i nostri commenti e i siti che ci interessano nel nostro gruppo #ltis13 di Diigo.

amentia verna

Gli ultimi interventi del prof mi hanno chiarito le idee e mi hanno riconciliata con l’affastellarsi di tag e segnalazioni su Diigo.

Anche con Bloglines era andata così: frastornata dall’accumularsi di blog e articoli mi ero inizialmente sentita un po’ persa. Nel tentativo di riprendere un certo controllo (impossibile, ma tant’è… L’idea mi dava sicurezza) avevo a cominciato a compulsare le decine e decine di blog con ordine, uno dopo l’altro così come si presentavano in modalità “widget” (ogni autore nella sua ordinata casellina…). Una volta rassicurata l’immigrata digitale in me, mi sono sciolta un pochino e ho cominciato a dare un’occhiata ai post man mano che uscivano. E’ un procedimento meno “ingessato”, così presto la curiosità ha preso il sopravvento e ho lasciato perdere ordine e categorie, avvicinandomi al comportamento dei nativi digitali.

Con i tag che si sono accumulati in PiratePad è stata un po’ la stessa cosa:…

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Più di tutto, insegnare a non avere paura

Spesso torna la domanda nel villaggio, a cosa serve imparare questo? a cosa serve imparare quest’altro? Penso che serva soprattutto a imparare a non avere paura. A cosa mi è servito imparare quei due tre codici di html che oramai so usare abbastanza bene (il grassetto, il corsivo, l’inserimento di un link, ecc.)? Soprattutto a non avere paura dell’html, che prima di questo corso mi era totalmente sconosciuto. Me ne sono accorta stasera quando volevo inserire un piccolo sondaggio (poll) nel blog di classe del mio progetto Comenius “IT competence in promoting our regions”. Blogger mi dava l’opportunità di mettere il widget del poll nella colonna di destra, ma a me non piaceva perché si leggeva male a causa dello sfondo scuro. Ma non trovavo il modo di inserirlo direttamente in un post. Allora ho digitato le seguenti parole nel motore di ricerca: EMBEDDING A POLL INTO A BLOGGER POST; e sono arrivata a questa pagina; che mi ha spiegato come fare! Non sapevo che per vedere la sorgente di una pagina web ci fosse un comando nel browser che utilizzo, Chrome. E soprattutto è stato molto divertente trovare i codici del mio widget, copiarli e incollarli dentro un post (anzi, dentro due post, dato che le domande erano due). Ecco il risultato!
Grazie al mitico prof e ai suoi collaboratori smanettoni, non ci sarei mai arrivata senza di voi!
Ovviamente, insegnare ai propri studenti a non avere paura è una cosa fondamentale soprattutto se siete (come me) insegnanti di lingua straniera. Per non creare studenti, che, come accadeva spesso in passato, sapevano benissimo la grammatica ma non spiccicavano parola, bisogna soprattutto insegnare loro a buttarsi, non avere paura di sbagliare (e questo vale in molti altri settori, non esclusivamente nell’ambito delle lingue straniere).

Il nostro cervello e le intelligenze multiple

cervello_destro Mi piace molto questa immagine postata da Antonella. Come ho scritto nel mio commento al suo post, mi dà l’idea che forse è proprio proponendo ai nostri studenti attività che stimolino entrambi gli emisferi del cervello, che riusciremo a ottenere i migliori risultati in termini di motivazione, apprendimento, soddisfazione personale. E si ritorna forse al discorso che mi è tanto caro sulle intelligenze multiple. Proponendo tanti tipi di attività, in cui lo studente diventa attivo e protagonista, si riescono forse ad attivare le varie aree del cervello e anche a tirare fuori il meglio da tutti gli studenti. Chi non è tanto portato per la logica, che di solito nella nostra scuola la fa da padrone, sopperirà con l’intelligenza cinestetica, linguistica, musicale o interpersonale, ad esempio. Ho spesso notato che studenti molto bravi a fare una determinata attività non riescono poi a fare cose che mi sembrano estremamente semplici, e una ragione ci sarà!

Nota: inizialmente non sapevo se l’immagine in questione era protetta da copyright. Poi però ho notato che c’era l’url di un sito in basso, e sono andata a controllare. Si tratta del sito Cartoon A Day, i cui contenuti sono coperti da una licenza Creative Commons di tipo Attribution Noncommercial. Quindi per condividere una loro immagine basta farlo senza fini commerciali e citando la fonte. In pratica quello che devo riportare è questa informazione: Content originally appeared on CartoonADay.com (http://www.CartoonADay.com), and made available through a Creative Commons Attribution Noncommercial license (http://creativecommons.org/licenses/by-nc/2.5/).

Prova di upload foto da Dropbox – Qualche mito da sfatare sulla Germania

Scrivo sulle note di iPad perché stamani il wi-fi non funziona (!)
Qui Comenius tutto ok, anche se mi stanno crollando tutti i miti sulla Germania!
Oswald, il docente coordinatore, dopo aver stressato tutti per due anni sul fatto che durante i vari meeting gli studenti dovevano essere coinvolti in workshops in international teams non sta organizzando nient’altro che normalissime visite a città e musei… (interessanti, però…)
Nei ristoranti nessuno parla inglese e non sono ancora riuscita a usare la carta di credito fornitami dalla mia scuola perché vogliono i contanti!
Il wi-fi a scuola non c’è e in albergo funziona un giorno sí e uno no!
Ciliegina sulla torta, oggi l’autista ha rotto il vetro del finestrino sul tetto del pulman per entrare in un parcheggio sotterraneo (e vi assicuro che uno dei miei studenti ha cercato di fermarlo, perché aveva capito cosa stava per accadere!)
E meno male siamo noi italiani che veniamo sempre considerati pasticcioni e disorganizzati! (forse è come in Benvenuti al sud, ci stanno facendo un teatrino per farci riprendere fiducia in noi stessi?)
E però:
La scuola (che è una sorta di istituto comprensivo, con alunni tra gli 11 e i 18 anni) è aperta alla città: un edificio moderno, ben illuminato grazie alle numerose pareti a vetri, pieno di colori, con bei murales lungo i corridoi, il cui cortile non è circondato da una cancellata come avviene di solito nelle nostre scuole, bensí è totalmente aperto, diventando tutt’uno con la città. I bambini anche piccoli fanno attività all’aperto, e i passanti li possono vedere in azione.
Tra le materie, anche economia domestica, educazione alla salute, educazione sessuale e all’affettività, etica e religione, che, incredibile ma vero, sono insegnate dalla stessa persona. Questo perché si ritiene che tutto ciò che riguarda il ben-essere della persona sia indissolubilmente legato (cibo, sesso, etica e/o religione come tante facce della stessa medaglia).
Forse quest’ultima cosa ci fa capire la distanza che ancora separa la maggior parte delle nostre scuole dall’apertura mentale che ci vorrebbe per dialogare con i nostri giovani.
Ma anche l’assenza di barriere mi sembra emblematica: se la nostra scuola, da molti adolescenti, viene percepita come prigione, forse un motivo c’è!
Ora provo a caricare una foto direttamente da Dropbox, su iPad.
No, non funziona, devo prima salvare le foto su Camera Roll di iPad. Dalla app di WordPress non vedo Dropbox.

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Nella foto, il nostro stand su Tuscany and the Renaissance nella scuola partner di Bocholt, al confine con l’Olanda.

P.S. poi, ieri, siamo andati a Amsterdam e lí tutto funzionava secondo le aspettative: wi-fi gratuito ovunque, carte di credito accettate, tutti, ma proprio tutti, parlavano un ottimo inglese. A soli 160 km di distanza. Ma una cosa in comune c’è: attenzione alle biciclette! Mai, ma proprio mai camminare sulle piste ciclabili!

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